Spagna con il fiato sospeso per le elezioni del 27 settembre in Catalogna: verso la secessione?

catalogna_indipendenzaChe il 2015 sarebbe stato un anno caldo per la Spagna si sapeva già dall’inizio. Le elezioni amministrative di maggio hanno certificato in termini di voti il primo grande terremoto politico del post-dittatura, con l’elezione di sindaci di sinistra a Madrid e Barcellona e la fine del bipartitismo in tutto il paese. In autunno, probabilmente a inizio dicembre, si terranno le elezioni generali, e nessun sondaggio è capace di prevedere cosa uscirà dal voto, soltanto possono prevedere che l’alternanza PP-PSOE durata per oltre vent’anni è probabilmente terminata, con l’arrivo sulla scena delle nuove formazioni Podemos e Ciudadanos.

Le elezioni che però più di tutte stanno facendo salire la tensione nel paese iberico, sono quelle che si terranno domenica prossima in Catalogna, e che rischiano di creare un problema europeo forse più grave della crisi greca. Il 27 settembre, già ribattezzato 27-S da tutti i media spagnoli, è il giorno in cui circa 5 milioni e mezzo di catalani aventi diritti al voto saranno chiamati ad eleggere il Parlamento della Comunità Autonoma (un equivalente delle nostre Regioni, anche se, specialmente nel caso della Catalogna, con una forte autonomia).
Si tratta di elezioni anticipate convocate dall’attuale presidente del parlamento catalano, l’indipendentista Artur Mas, il cui mandato sarebbe scaduto fra circa un anno e che si trova al governo dal 2010 (già rieletto nel 2012 in seguito ad altre elezioni anticipate). Se dovesse essere confermato al Governo, la tensione fra Spagna e Catalogna supererà ogni livello mai raggiunto in passato. Il suo obiettivo infatti è l’indipendenza della regione entro 18 mesi.

Diada2015_9_foto960La decisione di convocare elezioni anticipate è arrivata a gennaio del 2015. Pochi mesi prima, il 9 novembre 2014, si era tenuto il referendum per l’indipendenza della Catalogna dalla Spagna, fortemente voluto dal suo partito e dichiarato incostituzionale dal Tribunale Costituzionale spagnolo. Poco dopo quella bocciatura (il referendum si tenne ugualmente ma con nessun valore legale), Artur Mas e la folta schiera di indipendentisti catalani che siedono nel governo regionale, hanno continuato a portare avanti la loro guerra contro Madrid, considerata una sorta di “Roma ladrona”: la capitale che succhia energie alla ricca e produttiva regione del Nord. Una palla al piede. Gli analogismi con il caso italiano della Lega Nord sono però da evitare, vista la storia del tutto diversa della Spagna e della regione catalana. Del resto l’indipendentismo qui non ha schieramenti precisi: va dalla sinistra al centro-destra.

Il cavallo di battaglia di Artur Mas e del suo partito, il nazionalista Convergencia i Uniò (CiU), negli ultimi anni è stato proprio la ricerca dell’indipendenza per la regione, una delle più ricche della Spagna. Le elezioni del 27-S, che lo vedono in testa in tutti i sondaggi con la sua coalizione Junts pel Si (in catalano: insieme per il sì, dove è sottointeso il “sì” all’indipendenza), verranno usate come ultimo colpo per buttare giù gli ultimi fragili equilibri fra istituzioni spagnole e catalane. Nel caso di vittoria degli indipendetisti infatti, si prevede che la rottura sarà totale. Artur Mas ha già promesso in campagna elettorale che dopo la sua vittoria verranno create istituzioni nazionali alternative a quelle spagnole.

Il livello di scontro è talmente forte che due giorni fa la Banca di Spagna ha espresso forti preoccupazioni per un probabile “corralito” (corsa ai bancomat e limitazione dei prelievi da parte elle banche) nel caso di secessione della Catalogna. A questa affermazione ha subito fatto seguito la minaccia del presidente catalano: se la Spagna non negozia con la Catalogna, non pagheremo più il nostro debito.

Il termometro dunque è molto caldo, e solo due domeniche fa le strade di Barcellona hanno visto sfilare oltre 1 milione di catalani al grido di “indipendenza!” in occasione della tradizionale Diada.

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