Portogallo chiama Spagna, verso un governo anti-austerity dopo la caduta di Coelho

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Il giornale portoghese Publico.pt così titolava ieri la notizia della caduta del governo di destra, dopo soli 11 giorni di mandato.

È durato davvero poco il XX governo costituzionale dalla caduta della dittatura, in Portogallo. Dopo soli 11 giorni, il governo di Pedro Passos Coelho incaricato dal presidente della Repubblica si è dovuto dimettere per mancanza di voti a favore. Il vasto schieramento di forze di sinistra che va dai socialisti ai comunisti, ha votato compatto la mozione di censura  aprendo così le porte ad uno scenario inimmaginabile fino a poche settimane fa.

Alle elezioni del 4 ottobre risultò vincente la coalizione conservatrice formata da PSD-CDS (socialdemocratici liberali, democristiani e Partito Popolare), e capeggiata dal premier uscente Pedro Passos Coelho. Uno scolaro perfetto Ottenne il 38,6% dei voti, diventando prima forza politica. I voti però erano troppo pochi per formare maggioranza assoluta.

Nelle settimane successive alle elezioni i partiti di sinistra e centro-sinistra si sono riuniti ed hanno raggiunto uno storico accordo che non ha precedenti nella storia recente del Portogallo. Il Partito Socialista (che ha conquistato 86 scanni), il Bloco de Esquerda vicino alla greca Syriza ed allo spagnolo Podemos (che ne ha conquistati 19 con un risultato che rimarrà storico) portogallo_sinistrae la coalizione dei comunisti (con 17 scanni) una volta uniti sommavano 122 scanni, diventando maggioritari rispetto ai conservatori. Un blocco di forze politiche dichiaratamente contrarie alle politica di austerità.

L’annuncio dell’accordo venne dato il 20 ottobre 2015 dal leader dei socialisti António Costa, ma pochi giorni dopo il Presidente della Repubblica non ne tenne conto, con una decisione gravissima che aveva il sapore del commissariamento. Dopo un discorso marcatamente a favore dei conservatori (ritenuti gli unici in grado di proseguire nel solco delle misure di austerity richieste dall’Unione Europea), il Presidente Cavaco Silva decideva di non affidare l’incarico di governo alla coalizione di sinistra maggioritaria, per via delle sue “pretese populiste” e per il rischio di “destabilizzazione dei mercati”. Il torto della coalizione delle sinistre, quello di aver promesso agli elettori di disobbedire alle imposizioni della troika, le stesse (solo leggermente più soft) di quelle imposte alla Grecia.

Un nuovo caso di democrazia non rispettata in nome della legge dei mercati, dopo quanto successo in Italia ai tempi di Napolitano, o in Grecia con Tipras.

L’incarico ai conservatori era però una mossa disperata. Come poteva sopravvivere un governo senza maggioranza parlamentaria? E così oggi, dopo solo 11 giorni di governo, Passos Coelho ha dovuto abbandonare. Fuori dal Parlamento portoghese si sono celebrate due manifestazioni, durante la votazione che ha portato alla caduta del governo. Una dei sostenitori della coalizione di centro-destra, un’altra organizzata dal sindacato CGTP, in appoggio nalla maggioranza di sinistra.

Adesso lo scenario più probabile dovrebbe vedere il Presidente della Repubblica incaricare il socialista Costa per formare un governo. Governo che avrà la maggioranza grazie ai voti di socialisti, comunisti e Bloco de Esquerda. In questi anni di governi caduti per colpa dei mercati, e di commissariamenti in nome dell’austerity, ci si può aspettare ancora di tutto. Potrebbero anche essere convocate nuove elezioni.

L’occhiolino alla sinistra spagnola

La formazione di un governo anti austerity in Portogallo arriverebbe a solo un mese e mezzo dalle elezioni spagnole del 20-D, costituendo un importante supporto alla campagna elettorale delle formazioni di sinistra come Podemos e la piattaforma Unidad Popular. Una possibile vittoria del PP, dato come primo partito nei sondaggi (anche se con pochissimo vantaggio) potrebbe non essere sufficiente per formare governo, e ciò aprirebbe la porta a scenari ben diversi.

Ciò che succede in Portogallo non è per niente secondario per la Spagna. I due paesi sono vicini di casa, condividono un passato politico simile (ricordiamo che le dittature fasciste in Portogallo e Spagna sono cadute a distanza di pochi mesi, nel 1974 e 1975). L’influenza degli eventi politici nell’uno o nell’altro paese possono essere importanti. Ecco quindi che, differenze a parte, la costituzione di un governo anti-austerity in Portogallo potrebbe costituire un importante aiuto alle formazioni anti-austerity spagnole.

Difficile immaginare se in Spagna i Socialisti, Podemos e Izquierda Unida si unirebbero a formare governo, ed è difficile capire come si comporterà Ciudadanos, il vero ago della bilancia. Intanto, la sinistra spagnola guarda al Portogallo proprio come guardava alla Grecia 10 mesi fa.

Lorenzo Pasqualini

Lorenzo Pasqualini

Giornalista freelance laureato in Geologia, mi occupo di Ambiente, Scienze e Spagna. Fondatore de El Itagnól, vivo fra Madrid e Roma
Lorenzo Pasqualini

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