Podemos e Unidad Popular. Le due sinistre di Spagna divise fra identità e pragmatismo

Izquierda_Unida_(logo).svgFino al 2011 l’elettore spagnolo affine alla sinistra radicale votava Izquierda Unida (IU), che significa “sinistra unita”. Effettivamente si tratta di una forza politica nata nel 1986 dall’unione di vari soggetti fra cui il Partito Comunista (PCE) e Izquierda Republicana. Non è esattamente un partito, più che altro si definisce come “movimento”, perché al suo interno coesistono varie organizzazioni e partiti che non si sono sciolti, come appunto il PCE.

Mentre per decenni alla guida del governo spagnolo si alternavano il Partido Socialista (PSOE) ed il Partido Popular, Izquierda Unida era quasi sempre la terza forza politica a livello nazionale, mostrandosi particolarmente forte nelle città o nei quartieri “rossi”.

Nell’ultimo decennio ha provato a rinnovare la sua immagine di forza “post comunista”, antiquata specie per gli elettori più giovani, ma ha continuato ad essere una forza minoritaria, sciacchiata dal bipartitismo imperante e dalla logica del “voto utile” contro la destra, che beneficiava il Partito Socialista.

Poi è arrivato il 2011, l’esplosione dei movimenti di piazza conosciuto come 15M o “indignados”, a cui Izquierda Unida ha partecipato come “osservatore”. Ma dDa quella enorme esplosione popolare nasceva di lì a poco Podemos, che si sarebbe presentato alle elezioni europee del 2014 per la prima volta ottenendo uno storico risultato: oltre il 7%. podemosMolti ex votanti di Izquierda Unida si spostarono su questo nuovo soggetto politico, di sinistra sì (anche se senza dirlo), ma meno legato all’identità del passato, più interessato agli obiettivi: scacciare dal Congreso i deputati corrotti del PP e del PSOE, scacciare via una classe dirigente che aveva portato la Spagna al disastro economico, all’esplosione della disoccupazione, a quello che il movimento 15M definiva e definisce “saqueo”: saccheggio.

Il pragmatismo di Podemos contro il tradizonalismo di Izquierda Unida, quindi. Ormai in Spagna l’elettore di sinistra doveva scegliere fra due sinistre. Il partito viola, capeggiato da un leader (Pablo Iglesias) che rifiuta di posizionarsi sull’asse destra-sinistra, un partito fluido e popolare, potremmo dire “movimentista”, da una parte. Dall’altra la vecchia sinistra legata ai simboli, ai colori (ovviamente il rosso), ai linguaggi ed alle pratiche del passato, per certi versi ingessata, ferma. Per molti elettori di sinistra, specie i più giovani, la contrapposizione era evidente: nuovo contro vecchio. Ed il risultato di questa equazione è stato evidente alle elezioni del maggio 2015 quando le piattaforme cittadine supportate da Podemos hanno conquistato città chiave come Madrid e Barcellona, portando la sinistra al potere in decine di consigli comunali. Dopo decenni in cui la sinistra era relegata a un angolo, non era forse questo un incredibile risultato?

Nel frattempo però Izquierda Unida crollava per il travaso di voti verso il partito di Pablo Iglesias. Di fronte alla possibilità evidente di scomparire schiacciata da Podemos, la formazione rossa ha cercato di svecchiare la sua immagine e per certi versi ci è riuscita. La mossa forse più vincente è stata la scelta del leader, Alberto Garzòn. Un ragazzo che ha compiuto 30 anni ad ottobre di quest’anno, con una grandissima capacità oratoria, capace di arrivare al cuore dell’elettore di sinistra. alberto_garzon

Alberto Garzòn ha investito molte energie nel tentativo di arrivare ad una coalizione di unità popolare fra Podemos ed Izquierda Unida, che avrebbe portato alle elezioni del 20 dicembre un unico blocco di forze di sinistra. Podemos dal canto suo ha scartato fin da subito la possibilità di formare una coalizione a tavolino. Avrebbe accettato una confluenza, preservando il “marchio” Podemos, ma come poteva Izquierda Unida accettare di cancellare il suo nome?

Pablo Iglesias ha più volte invitato Alberto Garzòn ad unirsi nelle file di Podemos, ricevendo sempre un “no”. Dopo la rottura fra IU e Podemos, avvenuta il 6 ottobre con la sospensione delle trattative, ci sono state accuse incrociate fra i due partiti. Entrambi hanno però preferito lasciarsele presto alle spalle, e iniziare la campagna elettorale ognuno per conto suo. Entrambi i leader hanno manifestato “amicizia” in pubblico e in più occasioni hanno ammesso che gli obiettivi politici sono coincidenti. Divergono “solo” sul come raggiungerli. Semplificando molto potremmo dire che Podemos con una formazione movimentista, con candidature spesso legate alla società civile, ed un respiro ampio volto a convincere anche elettori più moderati. Izquierda Unida invece tenendosi stretta la sua identità di sinistra e la struttura politica del passato.

In autunno Izquierda Unida ha deciso di formare il cartello Unidad Popular, quell’unità che in realtà non erano riusciti a raggiungere. Un cartello che riunisce anche altre formazioni politiche (in realtà la più importante è di gran lunga IU). Ed è con questo nome, Unidad Popular, che si presenteranno domani alle elezioni. Il simbolo ècropped-Logo-de-Unidad-Popular formato da una “U” rossa e da una “P” viola con un po’ di verde.

La campagna elettorale di UP ha puntato tutto sull’identità della sinistra. Alberto Garzòn più volte ha criticato Podemos per la sua posizione “sempre più centrista”, per aver rinunciato a tanti punti del primo Podemos, quello del 2014. Dall’altro lato risponde Pablo Iglesias, con il suo pragmatismo e con una domanda molto semplice, rivolta agli elettori di sinistra: vogliamo vincere, o ancora una volta dividerci e condannarci all’eterno destino di perdenti? 

Qui sotto invitiamo a visionare due video, che dipingono bene questa divisione fra le sinistre in Spagna. Nel primo video Alberto Garzòn (IU) arringa la folla in una piazza di Madrid il 13 dicembre 2015. Il leader di Unidad Popular durante la campagna elettorale ha riempito piazze, teatri, stadi, facendo sperare al suo partito un esito elettorale migliore del previsto (nonostante le TV abbiano tagliato fuori questa “quinta forza politica” dalla maggior parte dei dibattiti). Come si può vedere nel video Garzòn sa commuovere il pubblico, puntando sulla memoria del passato, sull’identità, e sulla speranza di cambiare le cose.

Nel secondo video Pablo Iglesias, in un appassionante arringa, si dice stufo di una sinistra che non vince mai e che si accontenta di restare all’angolo. Il dovere di un rivoluzionare dice, è vincere. Del resto il nome del suo partito lo dice forse già tutto: Podemos. Possiamo.

 

Redazione El Itañol

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