Le statue parlanti di Roma: da Pasquino a Marforio cinque secoli di satira

La statua parlante di Pasquino a Roma, per secoli è stata la "bacheca" dove i romani lasciavano messaggi satirici contro i potenti di turno

La statua parlante di Pasquino a Roma, per secoli è stata la “bacheca” dove i romani lasciavano messaggi satirici contro i potenti di turno (foto El Itagnol)

A Roma da più di mezzo millennio esistono statue conosciute popolarmente come “statue parlanti”. Ovviamente non hanno il dono della parola, ma sono state per lunghi secoli il punto in cui i romani affiggevano di nascosto cartelli con messaggi satirici che sbeffeggiavano i potenti di turno. Una sorta di “bacheca proibita” dove, rischiando la morte, la satira del tempo affiggeva le sue ingegnose creazioni.

La prima e la più famosa statua parlante è Pasquino, situata a due passi da piazza Navona. Si tratta di un gruppo statuario mutilo (senza braccia e parte del corpo) rinvenuto nel 1501 a via della Cuccagna, una delle strade che sboccano su piazza Navona, nel corso di lavori di pavimentazione. Il gruppo rappresenta Menelao che sorregge il corpo di Patroclo morente, il cardinale Carafa la fece sistemare nella vicina piazza del Parione. Oggi si trova ancora lì, sul retro di palazzo Braschi, ma la piazza ha cambiato nome: si chiama piazza Pasquino, in onore alla sua celebrità.

Si ignora quando assunse il nome di Pasquino, forse il popolo lo chiamò così perché era il nome di un sarto dell’epoca che aveva la lingua particolarmente tagliente contro le ingiustizie commesse dai potenti. Il gruppo marmoreo divenne molto popolare; ogni 25 aprile, festa di San Marco, Pasquino veniva abbigliato come un’antica divinità e sul suo piedistallo si affiggevano cartelli con epigrammi latini soprattutto di carattere satirico che furono detti “pasquinate”.

La satira prendeva di mira soprattutto i potenti, cioè i pontefici e gli alti prelati, che cominciarono a temere seriamente le “pasquinate” tanto da ipotizzare di gettare nel Tevere la statua. Non se ne fece niente perché qualcuno fece osservare che non si sarebbe così posto fine al malcontento ed al bisogno di satira, ma lo si sarebbe solo accresciuto. [continua a leggere l’articolo più in basso dopo il Video]

Qui sotto un video tratto dal film “Nell’anno del Signore” di Luigi Magni (1969), dove Nino Manfredi interpreta un “pasquino” dell’800

Marforio

Marforio era un’altra staua parlante: rispondeva a Pasquino con altri messaggi satirici lasciati dai romani

Marforio

Pasquino ebbe presto un corrispondente: la statua del dio Oceano rinvenuta nel foro, a quel tempo collocata a piazza Venezia, a cui il popolo diede il nome di Marforio che rispondeva a Pasquino con altre scritte. Attualmente si trova nel cortile del Palazzo Nuovo sede del Museo Capitolino, nella Piazza del Campidoglio.
Si aggiunsero in seguito altre statue parlanti per mezzo delle quali gli ignoti autori spesso dialogavano fra loro mettendo alla berlina questo o quel personaggio e avvenimento.

Madama Lucrezia

Madama Lucrezia è un colossale busto di marmo che si trova in un angolo di piazza San Marco, accanto alla più celebre piazza Venezia. Si tratta probabilmente della statua della dea Iside o di una sua sacerdotessa, rinvenuta e qui collocata intorno al 1500, ma i romani la ritennero il ritratto di Lucrezia d’Alagno, la bellissima amante del re Alfonso d’Aragona, amica di molti uomini potenti della sua epoca.
Altre statue parlanti sono il Babuino a via del Babuino sulla fontana omonima, che in realtà rappresenta un sileno, il facchino, un’altra fontana incassata nel fianco del palazzo De Carolis Simonetti a via del Corso, l’abate Luigi a largo Vidoni.

Le “pasquinate” hanno resistito ai secoli: neanche i social network le hanno rimpiazzate

Madonna Lucrezia

Madama Lucrezia, altra statua parlante di Roma

Le “pasquinate” hanno resistito al passare dei secoli, i loro autori hanno sfidato anche la morte: nel 1727 il papa Benedetto XIII arrivò a minacciare la condanna a morte per chi avesse scritto o diffuso “pasquinate”. Anche nel periodo fascista c’è sempre stato qualcuno disposto a rischiare la vita per mettere alla berlina il potente di turno. Ma le pasquinate sono arrivate fino ai giorni nostri: ancora oggi se si ha fortuna è possibile trovare cartelli, bigliettini, fogli appesi sulla statuta di Pasquino, al lato di Piazza Navona. A volte sono testi lunghi, altre volte sono solo due frasi che arrivano subito al cuore della questione. Come in passato, l’obiettivo è sempre quello di usare la parola per colpire intelligentemente il potere di turno. Con giochi di parola, usando rime o semplicemente citando testi antichi che parlano al presente meglio di un testo attuale.

Una pratica, quella delle pasquinate, resa oggi meno “necessaria” dalla presenza di altri mezzi di comunicazione, come Internet, che permettono di veicolare la satira in mille modi. Ma che resta comunque un’arma potente ed utilizzata dai “pasquini” del XXi secolo. Del resto, se Internet permette di scriverne a migliaia, l’obiettivo è anche quello che vengano lette. E dove meglio se non su una antica statua nel centro di Roma?

 

Redazione El Itañol

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