L’invito di un cittadino abruzzese a 7 anni dal sisma: “visitate le zone terremotate”

In occasione dell’anniversario del terremoto dell’Aquila (6 aprile 2009), di cui oggi ricorrono 7 anni, abbiamo contattato Giuseppe Tronca Antonucci, 47 anni, Sottufficiale della Guardia di Finanza in servizio a Roma. Originario di Sant’Eusanio Forconese, in Abruzzo, proprio uno dei borghi più devastati dal predetto evento, ha vissuto in prima persona il dramma del terremoto. Ci ha raccontato la sua esperienza, in quella terribile notte fra il 5 ed il 6 aprile 2009, e la situazione attuale di ricostruzione. Infine invita i lettori di El Itagnol a visitare le aree colpite, che ospitano meraviglie naturali e artistiche.

abruzzoGiuseppe Tronca Antonucci vive dal 2004 nella capitale, specificamente nel III Municipio (ex IV Municipio di Roma), insieme a sua moglie. Afferma di essere legato a questo territorio, legame che evidenzia anche con una fattiva ed amichevole collaborazione a titolo gratuito con il principale giornale di riferimento a carattere locale ovvero “La Quarta”, il cui editore, Riccardo de Cataldo ha avuto modo di conoscere proprio all’alba del tragico evento sismico del 2009 a L’Aquila.

Oggi è il 6 aprile 2016 e ricorrono 7 anni dal terremoto che sconvolse l’alta e media Valle dell’Aterno, nell’aquilano. Cosa ha rappresentato per lei quella giornata?

Il giorno del sisma ovvero il 6 aprile del 2009 ho avuto l’immensa fortuna di trovarmi proprio lì: si ho detto proprio fortuna, in quanto ho potuto sperimentare pienamente la vera forza della natura; mi trovavo proprio dai miei genitori, al tempo anziani ma oggi, purtroppo, scomparsi entrambi, che in quel momento hanno avuto bisogno come non mai del mio ausilio. abruzzo-terremoto-2009E’ stato disarmante vedersi dirottati verso una nuova tragica realtà: realtà caratterizzata dal nulla, dalla cancellazione di uno stato sociale, dal ritrovarsi in quel buio delle idee, buio della notte fonda (erano le 3 e 32). Un paese vivo e dinamico trasformato in un set cinematografico dai tratti catastrofici.  Ed è proprio in quel momento che ho trovato tutta la mia maggiore forza, soprattutto per aiutare fattivamente chi si trovava in seria  difficoltà!….il resto è storia narrata ovvero quella storia che purtroppo in troppi hanno raccontato a modo loro, anche in modo distorto e che a volte non è stata riportata in modo approfondito proprio in merito al mio stupendo paese.

Qual’è il suo ricordo principale di quel giorno?

Sono passati già 7 anni, ma il mio ricordo è sempre a “ieri”, 6 aprile 2009. Era la domenica della palme e mi trovavo insieme a mia moglie Stefania, proprio lì in paese dai miei genitori: la scelta di questo week-end, in quanto avrei dovuto accompagnare mia madre in ospedale il martedì seguente per un intervento ai calcoli renali.

La giornata era particolarmente strana, in quanto troppo afosa per il periodo ed il luogo in riferimento. Cosa che non passò inosservata. La solita routine: messa presso la basilica principale la mattina, pranzo e lavori di giardinaggio pomeridiani. La sera, stravolgimento delle cose: verso le ore 22 mia moglie e di miei genitori erano già andati a dormire mentre io mi ero fermato a vedere gli eventi sportivi in tv. Mi apprestavo a prendere un cucchiaino di nutella, quando una specie di scoppio, quasi uno sbattere di porte, mi fece sobbalzare e contemporaneamente realizzare che si potesse trattare o di un veicolo pesante transitato velocemente in prossimità oppure di un colpo di vento violento.

terremoto abruzzoMai avrei pensato che ci fosse stata una prima scossa, anche se ero informato dello sciame sismico in atto da tempo. Mia moglie impaurita urlò ed è allora, in quel preciso momento che prontamente realizzai; cercavo di tranquillizzarla, ma nulla da fare, fino alla seconda scossa all’una di notte ed a quella tragica delle 3 e 32. Una specie di edizione del calcio minuto per minuto ci accompagnò fino a quel momento. Luce accesa, sistematicamente svegli ed accompagnati in sottofondo da un vocio vicino legato ad un’arrostata che il mio amico Ezio aveva organizzato con gli operai della ditta che gli stavano costruendo casa. Ricordo tutti i momenti, soprattutto quelli che annunciarono l’epilogo, legati agli evidenti segni premonitori degli animali, i quali manifestarono l’evento un minuto prima, attraverso le loro “voci”. La fortuna di esserne usciti vivi, forse è il ricordo principale di quel momento, anche se devo dire che un flashback indelebile rimane fisso sulla lunga notte dei soccorsi, delle ricerche dei dispersi e dell’angoscia dettata dal pensiero del dramma e dall’evidente ipotesi di non aver potuto ritrovare conoscenti in vita.

Fortunatamente tutti risposero all’appello in quella lunga notte, anche se oggi in molti ci hanno lasciato durante il lungo percorso, proprio in virtù del dramma subito.

A sette anni da quel tragico evento, a che punto è la ricostruzione nell’area colpita?

Come tutti i grandi disastri, anche questo ha lasciato tempi di incertezza, che si sono materializzati soprattutto tra la fine della prima emergenza e l’inizio della ricostruzione pesante. Una prima emergenza gestita dal mio punto di vista, riferito al particolare ambito del mio paese, in modo eccellente: basti pensare che la popolazione di Sant’Eusanio Forconese è passata dalle tende ai M.A.P. (moduli abitativi provvisori)  in nemmeno 8 mesi.   La fase intermedia ha visto una certa confusione, in quanto le associazioni di progettisti e costruttori erano in disaccordo con gli ambiti legislativi e tariffari a disposizione, erogati a loro dire in misura troppo distorta nel quadro normativo ed esigua in merito alle risorse destinate agli interventi da realizzare. Successivamente, con lo sblocco di ulteriori fondi si è intrapresa una strada più veloce che oggi si sta materializzando con i numerosi cantieri che costellano L’Aquila città e tutto il cratere sismico. Il segno della ricostruzione dei centri storici adesso è abbastanza evidente, anche se i tempi di riconsegna dei lavori saranno comunque lunghi.

In questi anni c’è stata solidarietà verso le popolazioni colpite? Ha un’esperienza da raccontare a riguardo?

12966789_10207265780421119_236875069_n

La cattedrale di Sant’Eusanio Forconese, ancora puntellata (foto di G.Tronca Antonucci)

Manifestazioni solidali tantissime, ma segni tangibili sul territorio devastato pochi. Mi spiego: in base a tutti gli eventi organizzati per L’Aquila ed Onna in particolare, avremmo dovuto vedere ad oggi almeno una città ricostruita a metà ed un paese (Onna) totalmente ricostruito, visto che conta un numero di case ed abitanti pari ad un condominio di Roma. Approssimativamente 100 famiglie! E invece no! Ancora tutto in alto mare, soprattutto per il predetto paesino. Tutto ciò per specificare che il paese di Sant’Eusanio Forconese, seppur il più danneggiato di tutti e di maggior pregio storico rispetto agli altri, non è stato mai inserito in un vero e proprio circuito solidale, soprattutto dopo il G8, in cui tutti i leader mondiali avevano preso precisi impegni verso la comunità ferita.

Il percorso solidale verso questo paese lo hanno messo in atto pochi, reali benefattori che hanno preso veramente a cuore la problematica in atto, donando elementi essenziali per la collettività come parchi giochi per bambini, strutture ricettive e di prima necessità: è il caso specifico del Comune di Manfredonia che ha donato un minimarket prefabbricato, del giornale “La Quarta “ di Roma unitamente ai cittadini del III Municipio ed ai piccoli commercianti che si sono messi a disposizione per donare un parco giochi. Realizzazione quest’ultima anche in collaborazione con il Comune di Sonnino e dell’Associazione “Nel sorriso di Valeria” di San Miniato. E starei ad elencare altri piccoli gesti che non sono certamente derivati dal clamore mediatico del momento, ma da precisi step studiati in simbiosi con l’amministrazione comunale.

Da parte dello Stato italiano c’è stato impegno per superare la situazione?

Certamente!…lo Stato ha messo in atto i dovuti provvedimenti anche se non si è scelto un sistema usato ad oggi per altri eventi disastrosi verificatisi precedentemente in altri luoghi, come ad esempio la tassa di scopo, che in genere si inserisce in un sistema di accise sui prodotti petroliferi di largo consumo come la benzina. Inoltre, una evidente criticità con conseguente lunghezza burocratica è stata creata nel momento dell’istituzione di centri per la ricostruzione che sono andati a sostituire in molti casi gli uffici tecnici dei singoli comuni preposti al vaglio ufficiale dei progetti di ricostruzione: a mio parere elemento negativo nella sua connotazione di ente prettamente burocratico e clientelare (mi auguro che i fatti concreti negli anni futuri mi possano smentire). Comunque nonostante tutto quest’anno tangibili segni di rinascita si stanno vedendo.

Quali sono gli auspici per il futuro e le iniziative previste per rilanciare il territorio aquilano?

Gli auspici indubbiamente sono legati alla rapidità degli interventi di ricostruzione, in modo da poter riallocare la comunità nel più breve tempo possibile. Gli alloggi provvisori hanno dato sistemazione però, in moltissimi casi, hanno anche creato dispersione nella popolazione.

Ricreare i principali centri di aggregazione nel cuore storico dei comuni colpiti dal sisma vuole anche dire far tornare alla vita gli elementi essenziali delle stesse comunità, sia in termini di patrimonio culturale ma, soprattutto, in termini di socializzazione. Ormai la società vive il suo percorso attraverso individualismi che influiscono in modo grave alla collettività. L’aggregazione diventa anche per questo esigenza sempre più essenziale. In tal senso le iniziative previste sono sviluppate sempre a livello locale: ogni comune ha dato adito ad interventi mirati, condivisi con la popolazione stessa; ed ecco ad esempio la rinascita di numerose società sportive, di numerosi impianti atti allo scopo, di numerosi centri per gli anziani, degli stessi parchi giochi. Elementi essenziali per ricompattare il tessuto sociale. Nell’ambito dell’interezza del territorio c’è invece da precisare che ancora molto si deve fare.

aquila abruzzo

L’alta valle dell’Aterno – agosto 2009 (foto di L.Pasqualini)

Dal punto di vista del commercio ancora poche le aziende che hanno deciso di reinvestire nel particolare ambito seppur con notevoli vantaggi fiscali. Ancora troppo pochi i luoghi destinati alla cultura, come teatri o cinema. Ma soprattutto ancora troppo pochi coloro che hanno il coraggio di investire pienamente sul territorio, con obiettivi ben precisi. Iniziative sulla carta molte, soprattutto dal punto di vista turistico, però fatti concreti pochi. In riferimento a quest’ultima circostanza desidero segnalare un bel libro scritto dal mio amico Prof. Gianni Cucci dal titolo Sant’Eusanio Forconese. Arte, Fede e Storia, il quale denuncia proprio questa mancanza di coordinamento ed approfondimento dello stato dei luoghi, nella promozione turistica. Inoltre, ritornando all’aspetto commerciale del territorio, rilevo che molti operatori del settore  seguono semplici percorsi a livello individuale, senza forme aggregative efficaci, dettate da una forte ed incisiva comunicazione da parte delle istituzioni preposte. In effetti, dopo un primo lancio post-sisma, la stessa Regione Abruzzo non ha saputo dare continuità alle eccellenze locali che, man mano, nella maggior parte dei casi, sono andate perse. Anche in tal senso gli auspici positivi restano prioritari.

Consiglierebbe ad un turista spagnolo (ed ovviamente italiano) di visitare l’Abruzzo ed in particolare le zone terremotate? Di quale offerta turistica potrebbe godere? 

Ma certamente!…e non solo per esclusivo “amor di patria”! L’Abruzzo è una regione bellissima nella sua totalità e deve essere ancora oggi rivalutata in relazione alle potenzialità che offre. Nel particolare riferimento alle zone terremotate, lo raccomando ancor più fortemente, in quanto trattasi di vera e propria “palestra” di studio nei confronti di una natura che purtroppo stiamo sempre più disprezzando.

gran sasso

Il Gran Sasso d’Italia, la cima più alta dell’Appennino, si trova a pochi chilometri dall’Aquila

Una vera e propria scuola che ci può insegnare molto bene le dinamiche disastrose, durante il normale svolgimento della vita, nel suo trascorrere quotidiano. Una natura che nel corso dei millenni trasforma il suo territorio attraverso questi eventi naturali, i quali modellano la morfologia dei nostri territori attraverso cicli abbastanza eterogenei. Sta solo all’uomo rispettare canoni ben precisi nell’ambito della realizzazione delle sue opere. Inoltre l’invito esplicito a poter godere di una natura ancora in buona parte incontaminata, frastagliata da borghi medievali, con storie millenarie che prendono fondamenti dalla stessa età della pietra. Un esempio: il forte spagnolo di L’Aquila e lo stesso borgo di Sant’Eusanio Forconese con origini secolari legate all’evangelizzazione cristiana, che presenta una chiesa che ancora oggi offre spunti interessantissimi provenienti dal 300 d.C.. Spunti supportati da un territorio in cui sono stati rinvenuti numerosi resti fossili di animali, in particolare di un mammuth. Oppure bellezze naturali come le Grotte di Stiffe, in cui si possono ammirare vere e proprie risorgenze naturali caratterizzate da laghi e cascate di oltre 25 metri. Inoltre la possibilità di intraprendere percorsi unici attraverso un modo di fare trekking diverso: attraverso l’ausilio del mulo e con la possibilità di degustare prelibatezze particolari come il tartufo, lo zafferano ed altre numerose tipicità.

Presso Sant’Eusanio Forconese raccomando senza dubbio questa struttura ricettiva.

Che altro aggiungere!…venite, la nostra accoglienza, nonostante l’animo ferito dal sisma, sarà comunque sorprendente.

Lorenzo Pasqualini

Lorenzo Pasqualini

Giornalista freelance laureato in Geologia con specializzazione in Idrogeologia, scrive soprattutto di Ambiente, Scienze e Spagna. Fondatore e redattore de El Itagnól
Lorenzo Pasqualini

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *