20 novembre 1975, 40 anni fa la morte di Franco metteva fine alla dittatura in Spagna




Il dittatore spagnolo Francisco Franco, autore del colpo di stato contro la Repubblica di Spagna nel 1936

Il dittatore spagnolo Francisco Franco, autore del colpo di stato contro la Repubblica di Spagna nel 1936

Sono passati 40 anni dalla morte del dittatore spagnolo Francisco Franco.

Conosciuto anche come Caudillo o Generalisimo, fu l’autore del tentato colpo di stato contro la II Repubblica spagnola ed il suo governo, democraticamente eletto. Dal fallimento di questo tentato golpe scaturì la Guerra Civile, andata avanti dal 1936 al 1939.

Dopo la vittoria contro i Repubblicani nel 1939, Franco instaurò un regime dittatoriale basato sul partito unico della Falange spagnola. Questo regime dittatoriale durato 35 anni, inizialmente ispirato al fascismo, prese poi un carattere peculiare conosciuto con il nome di franchismo.

Durante questa lunga dittatura venne applicata una dura repressione, politica, economica, linguistica, culturale, religiosa, educativa. Un bilancio ufficiale delle vittime non esiste visto che ancora molte fosse comuni non sono state scoperte (solo a partire dal 2007 è iniziata una fase di recupero).

Una lunga dittatura ed una dura repressione

Si parla comunque di decine di migliaia di vittime (circa 150.000 secondo alcune fonti), soprattutto subito dopo la guerra civile e fino agli anni ’50. Nei decenni di dittatura ci furono molte esecuzioni di oppositori politici, che continuarono fino a poche settimane prima della morte di Franco, nel settembre del ’75.

Subito dopo la morte di Franco venne nominato re di Spagna Juan Carlos I, che ha rivestito questa carica fino all’abdicazione avvenuta il 2 giugno del 2014. Secondo gran parte degli storici il re Juan Carlos I ha rivestito un importante ruolo nelle delicate fasi seguite alla morte del dittatore, per portare la Spagna verso una fase di regime democratico.




Il dopo-dittatura: le strutture franchiste non vengono toccate, impuni gli ex gerarchi

Lo speciale de El Pais a 40 anni dalla morte di Franco

Lo speciale de El Pais a 40 anni dalla morte di Franco

A differenza del vicino Portogallo però, dove la dittatura salazarista era terminata il 25 aprile del’74 con la Rivoluzione dei Garofani e la restaurazione della Repubblica, in Spagna il dopo dittatura fu una fase delicatissima durante la quale molte gerarchie e strutture franchiste non vennero rimosse.

Fu il risultato della cosiddetta Amnistia: una sorta di patto fra franchisti e opposizioni nel quale in cambio dell’ottenimento della democrazia si dovevano “perdonare” i crimini compiuti dalla dittatura.

La Repubblica vigente in Spagna all’epoca del golpe di Franco non venne restaurata (la Spagna è oggi una Monarchia costituzionale) così come non venne restaurata la sua bandiera e gli esponenti della giunta franchista rimasero impuniti.

Amnistia, rimozione della memoria e impunità in cambio della democrazia

Ad esempio Manuel Fraga, ministro durante la dittatura e poi fra i fondatori dell’attuale Partido Popular. Lo stesso Partido Popular conta ed ha contato fra le sue fila personalità che vengono dal franchismo. Una vera e propria peculiarità in Europa per un partito che fa parte del PPE (Partito Popolare Europeo).

Molte strade e piazze in Spagna sono ancora intitolate a Franco, o a suoi ministri, nonostante la Ley de Memoria Historica di Zapatero varata nel 2008 abbia mosso un primo passo per abolirle. Molte vittime repubblicane della Guerra Civile si trovano ancora in fosse comuni non individuate, e gli sforzi per il recupero dei loro resti sono stati minimi fino adesso (si è cominciato solo nel 2007). Così come sono quasi assenti in Spagna monumenti che ricordino le vittime del bando repubblicano e degli oppositori al franchismo.

La Transizione spagnola ancora divide gli spagnoli

La bandiera repubblicana spagnola

La bandiera repubblicana spagnola

Ancora oggi, a quarant’anni dal 20 novembre ’75, il dopo dittatura divide gli spagnoli. La sinistra spagnola critica (con diverse sfumature) il modo con cui è stata gestita la Transizione. La sinistra repubblicana in particolare parla apertamente di “continuità” della fase democratica con quella dittatoriale e nelle manifestazioni di piazza della sinistra è comune veder sventolare le bandiere repubblicane (la bandiera repubblicana è uguale a quella attuale tranne la banda inferiore, viola invece che rossa).

Secondo molti storici gli elementi di continuità fra dittatura e regime democratico sono stati necessari per evitare nuove drammatiche turbolenze. Il regime fascista e le sue terminazioni erano ancora ben radicate nella società e la democrazia era in pericolo.

Del resto la Transizione spagnola è stata segnata da momenti molto delicati, con attentati da parte di gruppi fascisti di estrema destra, come il massacro di Atocha del 1977 ed il tentativo di golpe del 23 febbraio 1980, scontri di piazza con vittime, attentati per mano di gruppi come ETA e i GRAPO (Grupos de Resistencia Antifascista).

La Transizione porta cambiamenti importantissimi per la democrazia spagnola

Se da una parte è vero che la Spagna non ha fatto bene i conti con il franchismo, è anche vero che i cambiamenti in meglio furono innegabili nel dopo Transizione: con il ritorno della democrazia vennero convocate prime elezioni libere (1977, 1979, 1982), uscirono dalla clandestinità le formazioni politiche di opposizione come il Partito Socialista ed il Partito Comunista, venne cancellata la pena di morte, si poté nuovamente esprimere le proprie idee in pubblico. Il ritorno della libertà di espressione portò a fenomeni sociali come la Movida Madrilena, gli spagnoli tornarono a popolare le strade, le piazze delle città, per tanti anni rese impraticabili dal regime di paura del franchismo.

Lorenzo Pasqualini

Lorenzo Pasqualini

Giornalista freelance laureato in Geologia con specializzazione in Idrogeologia, scrive soprattutto di Ambiente, Scienze e Spagna. Fondatore e redattore de El Itagnól
Lorenzo Pasqualini