Giovanni Allevi in concerto in Spagna: ecco l’intervista del Itagnol

giovanni alleviIl pianista e compositore italiano Giovanni Allevi sarà in Spagna a marzo per due concerti molto attesi. Il 5 marzo si esibirà a Barcellona, mentre il 6 marzo suonerà a Madrid. Per l’occasione El Itagnol lo ha intervistato rivolgendogli alcune domande sul suo rapporto con la Spagna, con l’Europa e con gli italiani all’estero. Ecco di seguito l’intervista.

Giovanni, non è certo la prima volta che suoni fuori dall’Italia, dove hai un forte seguito. Non ci sono solo italiani fra gli spettatori giusto? Sappiamo del tuo successo anche fra amanti della musica di molte altre nazionalità.

L’affetto degli italiani all’estero è un dono inestimabile. Raramente affronto tour europei, perché in questi ultimi anni ho concentrato l’attività live soprattutto in Oriente, tra il Giappone e il Sud est asiatico, dove di fatto gli italiani sono ancora molto pochi. Ma nella sala da concerto si fanno sentire eccome! Sono come un detonatore, una miccia, che contagia di entusiasmo l’intera platea!

Qual’è il tuo rapporto con l’Europa, questo continente speciale cosi piccolo ma popolato da culture e nazionalità diverse, anche all’interno dei confini nazionali? Sei preoccupato per il suo futuro?

Sì, sono preoccupato, per una mentalità che viene prima delle scelte politiche. Ci stiamo abituando a “misurare” i paesi europei attraverso il solo criterio economico; questo porta al paradosso di considerare ad esempio la Grecia una sorta di fanalino di coda, dimenticando che lì sono nati il pensiero filosofico ed il teatro, elementi che rappresentano la nostra identità più profonda. Per non parlare dell’Italia, la Spagna, e tutta l’area dell’Est, che trabocca di cultura e di saggezza. Mi auguro che una nuova classe dirigente sappia vedere lontano, esca dai palazzi, porti il cuore fra la gente e poi si metta all’opera per creare una vera Europa!

Tornando al tuo tour internazionale, le prossime date europee saranno Barcellona (5 marzo) e Madrid (6 marzo). Non è la prima volta che suoni in Spagna, giusto?

Sono stato in Spagna tante volte, ma non posso dimenticare uno dei primi concerti a Madrid che era stato organizzato non proprio bene…

Non era stato reclamizzato, non c’erano manifesti, ed io la mattina del concerto venni a sapere che avrei suonato in un teatro quasi completamente vuoto. Dopo lo sconforto iniziale, non ci siamo persi d’animo! Abbiamo fatto realizzare in tempi record un grosso manifesto con stampato “ESTA NOCHE concerto di Giovanni Allevi” e lo abbiamo messo in strada davanti al teatro. (Nel manifesto, in genere si scrive la data, non “esta noche”!). Poi, sempre i ragazzi del mio staff mi hanno detto “Ora è meglio che ti faccia vedere in giro!”giovanni allevi

E così è stato. La gente mi fermava, non sapeva niente del concerto, ma è iniziato un caloroso passaparola. Morale, siamo quasi arrivati al sold out. Ancora oggi, quando vado a parlare ai giovani nelle università, racconto l’episodio di “Esta noche”, un esempio di come la tenacia, il gioco di squadra ed un pizzico di follia, possono risolvere un problema all’apparenza insormontabile.

E qual’è il tuo rapporto con La Spagna? Hai avuto modo di conoscere questo paese al di là dei concerti, hai delle curiosità a riguardo?

La adoro! Rimasi folgorato da uno spettacolo di flamenco, in un piccolo e buio locale di periferia. Il giorno dopo mi sono tuffato nella conoscenza tecnica della sua musica ed ho fatto una scoperta sorprendente: nel mio concerto per violino e orchestra avevo utilizzato, senza saperlo, le più importanti cellule ritmiche del flamenco! Ma ciò che davvero mi ha sconvolto è il “duende”: una sorta di inquietudine interiore; se ce l’hai, non importa che tu sia bravo o meno, ti alzi e balli, ed anche se non hai una forma impeccabile, diventi bello e seduttivo.

In un periodo storico difficile attraversato da forti tensioni sia a livello internazionale che regionale, tu hai pubblicato un disco che si chiama “Love”. È una infusione di ottimismo in un quadro che tanto roseo non è?

Mi sono chiesto cosa fosse veramente importante. Dopo così tanti anni passati sul palco, oppure durante quel momento magico, dopo il concerto, mentre resto ad ascoltare le parole folli sussurrate dalle persone che c’erano; dopo gli abbracci ricevuti, le emozioni, le lettere. Tutto ruota attorno ad un disperato Amore, dato e ricevuto; il senso della Musica è un salto, a braccia aperte, verso il mistero che è l’altro. Amore, appunto. Ma cogliersi come inconoscibili e recuperare lo sguardo incantato del bambino, non è da tutti; solo in pochi ho intravisto questa scintilla. L’amore di cui parlo non è una soluzione ottimistica, è coscienza della propria ed altrui fragilità.

Come saprai la Spagna è stata centro di una gravissima crisi economica negli anni passati, crisi non ancora finita, che ha costretto moltissimi giovani ad emigrare e che costringe molte persone in una situazione di disoccupazione e pesanti problemi economici. In passato tu hai affermato di suonare anche “contro la crisi”, hai definito per esempio l’album Sunrise un disco “anti crisi”… Che messaggio porterai a Madrid e Barcellona, dove probabilmente ci saranno anche molti spagnoli ad ascoltarti?

Come artista, non solo ho vissuto momenti di difficoltà personale, ma il mio lavoro risente moltissimo della crisi che tutti conosciamo. Non mi sono però abbattuto, anzi, ho sempre cercato di riflettere, di capire il mondo, per fare le scelte più giuste e per incoraggiare i ragazzi del mio staff, affinché dessero il meglio. E’ vero, non può andare sempre tutto bene, ma quelle volte che invece splende il sole, bisogna essere doppiamente felici, e festeggiare insieme. Insomma, se ce la sto facendo io, che sono ansioso ed impacciato, possiamo farcela tutti!

A Barcellona e Madrid c’è una enorme comunità di italiani, ed il tuo concerto sta creando molta aspettativa non solo fra i tuoi fan ma anche fra molti giovani che amano le tue composizioni. In questi anni di concerti in giro per il mondo ne avrai incontrati tanti di italiani all’estero. Hai qualcosa in particolare che ti ha attirato di loro, una percezione che hai avuto?

Non a caso siamo idealmente nipoti di Leonardo, Michelangelo, Puccini, Maria Montessori, Enrico Fermi. Abbiamo nel nostro DNA una genialità, un guizzo che ci fa improvvisamente pensare fuori dagli schemi, e vedere lontano. Siamo belli, le altre culture ci ammirano e ci amano. Ciò che vorrei recepire dagli italiani all’estero è il coraggio, quel coraggio che un giorno ha fatto loro prendere un biglietto per sola andata, verso l’ignoto, alla ricerca della realizzazione del proprio sogno. Ma se nella vita non si ha almeno una volta questo coraggio, a nulla vale cullarsi nella sicurezza.

Lorenzo Pasqualini

Lorenzo Pasqualini

Giornalista freelance laureato in Geologia con specializzazione in Idrogeologia, scrive soprattutto di Ambiente, Scienze e Spagna. Fondatore e redattore de El Itagnól
Lorenzo Pasqualini

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