ETA, a un mese dalla consegna delle armi resta il problema dei detenuti




È passato circa un mese da quando ETA ha consegnato le armi alle autorità. 118 armi da fuoco e quasi 3000 kg di esplosivo. Un giorno storico per Spagna e Francia, i due Paesi che nei 43 anni di attività dell’organizzazione terroristica hanno subito numerosi attentati e visto morire 829 persone. ETA aveva annunciato la fine delle violenze armate già nel 2011 con un comunicato letto in un video diffuso dalle edizioni digitali di due giornali baschi, Gara e Berria.

Tuttavia, resta ancora da affrontare un’importante questione: quella dei numerosi membri di ETA che affollano le carceri spagnole. Nel giorno del disarmo, l’izquierda abertzale (la sinistra basca indipendentista) ha organizzato a Bayonne, cittadina francese a pochi chilometri dal confine spagnolo, una vera e propria festa. Durante la celebrazione è stata chiesta, tanto dal pubblico quanto dalle associazioni che si sono alternate sul palco, una revisione della politica carceraria. ”Tutti vincono se la politica carceraria pone fine allontanamento dei detenuti e permette ai malati di uscire dal carcere” diceva il manifesto letto a Bayonne.

Il Governo spagnolo guidato da Mariano Rajoy ha però ribadito in più occasioni che non intende prendere nessun provvedimento in materia. Secondo il Codice Penitenziario vigente dal 2015, i detenuti possono essere scarcerati solo se la morte è “prevedibile, con ragionevole certezza, in tempi molto brevi”. Dal palco della cittadina francese è stato rivendicato il diritto dei carcerati affetti da gravi malattie a uscire dalle strutture di detenzione. Per il momento il Governo non sembra aver accolto tale richiesta.

Le famiglie dei detenuti chiedono la fine della “dispersione”

Il tema centrale del dibattito è però un altro: la dispersione. Con questo termine s’intende la politica applicata dal governo spagnolo che fa sì che la maggior parte dei detenuti non si trovino “nel carcere più vicino al luogo d’origine” per evitare “lo sradicamento sociale e familiare”, così come previsto dal Codice Penale spagnolo, bensì in 76 strutture disseminate in tutto il Paese. Secondo i dati diffusi dal report di Etxerat, un’associazione che riunisce i familiari dei detenuti, 186 dei 455 etarras attualmente in carcere si trovano tra gli 800 e i 1000 km di distanza dai loro cari.

Solo 46 stanno scontando la loro pena a meno di 400km, una distanza comunque considerevole. I familiari sono così costretti a percorrere migliaia di chilometri per visite che durano un’ora e mezza o, nel peggiore dei casi, soltanto 30 minuti. Negli ultimi 25 anni sono 16 i familiari o amici che hanno perso la vita sulle autostrade spagnole per vedere i propri cari.

Giulia Zuffa

Giulia Zuffa

Laureata in scienze della comunicazione, vive a Bologna. Aspirante giornalista con la passione per la politica e il calcio.
Giulia Zuffa

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